Storie dalla
kn-it Crew

Stefano

Trail Running

Software engineer, imprenditore e ultra trail runner. Stefano affronta la montagna con lo stesso metodo con cui affronta un progetto: studia, pianifica, mette alla prova le variabili. Poi chiude il computer e parte. Perché dopo chilometri, dislivello e ore passate sui sentieri arriva sempre un momento in cui i numeri non bastano più e bisogna imparare ad ascoltare quello che resta.

Prima di correre c’era la montagna

Il legame di Stefano con la montagna comincia molto prima del trail.
Cresce nel Biellese e sono i nonni a fargli conoscere per primi sentieri, salite e giornate trascorse all’aperto. Intorno ai vent’anni torna a cercare la verticalità attraverso l’arrampicata.

La corsa arriva quasi dopo, inizialmente con un obiettivo molto concreto: costruire il fondo necessario per raggiungere la Capanna Margherita.

Ma quello che nasce come preparazione per andare più in alto cambia lentamente forma.

Nel 2021 Stefano prende parte alla sua prima gara, il Su-per Veglio Trail di Biella: 20 chilometri che segnano l’ingresso ufficiale nel trail running. Da lì le distanze iniziano ad allungarsi e la corsa diventa un modo diverso di vivere quella stessa montagna conosciuta da bambino. Prima 20. Poi 40. Poi 70. Infine 100 chilometri e oltre.

Con l’aumentare delle distanze cambia anche quello che Stefano cerca nella gara. Il confronto non è tanto con chi corre accanto a lui, quanto con la capacità di conoscere il proprio corpo, gestire le energie e prendere le decisioni giuste quando la lucidità comincia a diminuire.

E non sempre tutto va secondo programma.

Al Tot Dret 2024 una partenza alle undici di sera e una forte crisi di sonno lo portano fuori dal cancello orario. Un DNF che diventa una lezione molto più utile di quanto avrebbe voluto in quel momento.

Poi arrivano il Grand Trail di Courmayeur, chiuso dopo 100 chilometri e 28 ore, La Thuile Trail, la Lavaredo Ultra Trail e nuove occasioni per capire fino a dove può arrivare.

Prima di ogni ultra, però, la gara è già iniziata.
Altimetrie, chilometri e cancelli orari finiscono dentro tabelle Excel. Stefano costruisce tempi di passaggio e strategie insieme al suo team di supporto. Nei punti di assistenza Giulia e gli amici diventano una sorta di pit stop di Formula 1: cibo, materiale, controllo e poi di nuovo fuori.

Anche nulla viene lasciato al caso sul corpo: tape, creme, alimentazione testata in allenamento. E quando arriva la notte, il gruppo si allontana e sul sentiero rimangono soltanto lui e la fatica, parte una playlist rock e punk scaricata sul telefono.

Il metodo serve a preparare tutto quello che può essere preparato.

Il resto bisogna imparare a gestirlo mentre succede.

KN-IT, chilometro dopo chilometro

Su una distanza breve puoi accettare qualche compromesso. Quando resti in movimento per dieci, quindici o venti ore, ogni piccolo fastidio ha tutto il tempo per diventare un problema.

È qui che Stefano ha trovato il valore del Base Layer KN-IT.

Durante le uscite lunghe cerca soprattutto una cosa: non dover pensare a quello che indossa. La maglia rimane stabile mentre corre, segue il corpo nei continui cambi di ritmo e aiuta a gestire l’umidità senza aggiungere una nuova variabile a tutte quelle che deve già controllare.

“In un ultra cerchi di eliminare tutto quello che può diventare un problema dopo cinquanta o sessanta chilometri. Con KN-IT la sensazione è proprio questa: la metto alla partenza e poi smetto di pensarci. Dopo tante ore, per me è probabilmente il complimento migliore che si possa fare a una maglia.”

Per uno che prepara una gara cercando di prevederne ogni dettaglio, avere almeno una variabile in meno da gestire fa la differenza.

quello che resta

Per Stefano l’ultra trail non è diventato un modo per dimostrare quanto lontano riesce ad andare. È diventato un modo per capire come arrivarci.

Un DNF può insegnare più di un traguardo. Una tabella perfetta può smettere di avere senso nel giro di pochi chilometri. Puoi preparare il corpo, studiare il percorso e calcolare ogni passaggio, ma prima o poi la montagna presenta qualcosa che non avevi previsto.

Prepararsi bene non significa avere tutto sotto controllo. Significa avere abbastanza strumenti per capire cosa fare quando il controllo viene meno.

Fuori dalle gare Stefano continua a tornare sugli stessi sentieri, ma con un ritmo diverso: trekking, sci alpinismo, giornate in montagna con Giulia, gli amici o la famiglia. E il prossimo passo professionale va nella stessa direzione, con il percorso per diventare Accompagnatore di Media Montagna e un progetto dedicato ai viaggi di alpinismo e trekking.

Perché qualche volta andare più lontano non significa spingere di più. Significa conoscere abbastanza bene se stessi da sapere quando farlo.

Candidati alla KN-IT Crew

La KN-IT Crew è aperta ad atleti, guide, professionisti outdoor, appassionati e clienti che condividono il nostro modo di vivere il movimento.

Non contano soltanto risultati, follower o chilometri percorsi. Cerchiamo persone autentiche, curiose e disposte a mettere realmente alla prova i nostri prodotti e a condividere la propria esperienza.

Che il tuo terreno sia una parete, un sentiero, una strada, una pista, l’acqua o semplicemente la città, quello che ci interessa è come scegli di viverlo.